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Materiale Consacrazione

13 SETTEMBRE 1959: L’ITALIA CONSACRATA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA – Padre Paolo M. Siano, FI

Introduzione

 

Con questo studio cerco di presentare il fatto, le motivazioni teologiche e il contesto storico di quel memorabile evento che fu la Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, avvenuta il 13 settembre 1959.

Prendo le mosse da un articolo dell’epoca scritto da padre Domenico Mondrone. Lo studioso gesuita illustra il caso delle apparizioni mariane di Fatima, i vari atti compiuti da papa Pio XII tra cui la celebre Consacra­zione del genere umano al Cuore Immacolato del 31 ottobre 1942. L’Au­tore presenta anche le obiezioni di alcuni alla consacrazione italiana del 1959, e infine ribadisce la grande opportunità di quel gesto tanto vo­luto e promosso dall’intero Episcopato italiano dell’epoca.

Getto poi uno sguardo al Magistero mariano di Pio XII e al suo sostegno dato all’evento Fatima, sostegno che trova il culmine nella Consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato di Maria (1942).

Infine, cerco di focalizzare alcuni problemi dell’Italia del tempo: la minaccia del comunismo nel solco della “guerra fredda” (europea e mon­diale) tra USA-URSS[1]; il laicismo crescente che aveva come regista (o per lo meno tra i suoi registi più influenti) l’immancabile, “onnipresente” e occulta Massoneria, sia italiana che mondiale, specialmente quella americana di Rito Scozzese Antico e Accettato, senza escludere le Massonerie anglosassoni cosiddette tradizionali e regolari.

Il periodo 1958-1959, con il Congresso Mariano di Lourdes (1958) e con la Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato (1959), costituisce, in un certo senso, l’apice dell’“epoca” aurea della mariologia dogmatica e cattolica del secolo XX. Sino ad allora la grande maggioranza dei Vescovi italiani e dei teologi non aveva obiezioni sull’uso del termine consacrazione in merito al culto mariano. Ma durante e dopo gli anni ’60, anche gli ambienti ecclesiastici e teologici italiani saranno interessati da influenze e perturbazioni di una certa teologia d’oltralpe che nel post-Concilio, provocherà gravi raffreddamenti alla pietà e alla dottrina mariana, con conseguenze molto negative sulla vita di fede e di pietà dei cattolici italiani[2].

 

 

  1. La Civiltà Cattolica e l’Italia consacrata al Cuore Immacolato

 

In un articolo pubblicato da La Civiltà Cattolica il 4 luglio 1959, padre Domenico Mondrone S.J. illustra la deliberazione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) di consacrare l’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Questa deliberazione fu subito benedetta e incoraggiata da papa Giovanni XXIII [3].

All’annuncio che il nobile atto si sarebbe compiuto a Catania il 13 settembre di quell’anno, a chiusura del Congresso Eucaristico Nazionale, si levarono voci di critica sia “moderata” che radicale. I cattolici “moderati” obiettavano l’inutilità di una consacrazione giacché era stata già compiuta quella dell’intero genere umano il 31 ottobre 1942 col radiomessaggio di Pio XII per il 25° anniversario delle apparizioni mariane di Fatima.

I critici più radicali, quelli che padre Mondrone annovera nelle «sette acattoliche operanti in Italia» (non precisa quali, ma ipotizziamo quelle protestanti), misero in moto una capillare propaganda antimariana, al punto che l’allora Arcivescovo di Napoli ordinò ai predicatori del mese di maggio di premunire i fedeli contro gli errori degli avversari.

Giustamente padre Mondrone osserva che non bisogna temere di esagerare troppo nella devozione alla Madonna, giacché è impossibile onorarla come l’ha onorata Gesù. In Italia, nei paesi e regioni che non eccellono per istruzione religiosa si nota che la Madonna sistema le cose, ossia in tutte le manifestazioni mariane, gruppi e folle di fedeli sono istintivamente condotti ad assiepare il confessionale e l’altare.

La Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato corrisponde al desiderio di Pio XII fatto proprio dalla Conferenza Episcopale Italiana e confermato da Giovanni XXIII. Il comitato organizzativo dell’evento consacrazione – presieduto dal cardinale Giacomo Lercaro – ha disposto che l’immagine mariana peregrina fosse quella della Madonna di Fatima. Giunta in elicottero a Napoli il 24 aprile 1959, è stata poi trasportata, sempre in elicottero, nelle principali piazze italiane con grande concorso di fedeli.

Perché è stata scelta la statua della Madonna di Fatima? Solo per superare i vari campanilismi regionali d’Italia? Una ragione più profonda è che nelle apparizioni di Fatima (in particolare, quella del 13 luglio 1917) la Beata Vergine ha chiesto da parte di Dio che venga inculcata agli uomini la devozione al suo Cuore Immacolato e che le venga consacrata la Russia.

Nel 1942, in occasione del 25° anniversario delle apparizioni di Fatima, Pio XII consacra tutto il genere umano al Cuore Immacolato. Nel 1944, papa Pacelli istituisce la festa liturgica del Cuore Immacolato da celebrarsi il 22 agosto e nel 1954 istituisce la festa di Maria Regina al 31 maggio, disponendo che proprio a chiusura del mese mariano, nella festa della Regalità di Maria, venga rinnovata la Consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato. In quella consacrazione Pio XII poneva la speranza di una nuova era di vittoria per la religione e per la pace cristiana.

Nel 1942, come già aveva fatto Pio XI, papa Pacelli rammenta ai fedeli del Portogallo i grandi benefici elargiti loro dalla Madonna di Fatima. Tra l’altro, all’approssimarsi del voto del maggio 1936, temendo la vittoria pericolosa dei comunisti, l’Episcopato portoghese fece voto alla Madonna di visitarla in pellegrinaggio a Fatima qualora avesse protetto il Portogallo dal flagello rosso che aveva insanguinato la vicina Spagna. La Madonna esaudì la supplica. Scampato il pericolo del comunismo, il voto veniva sciolto nel maggio 1938. Inoltre, ci è lecito dire che grazie alla Madonna di Fatima, e alla preghiera e penitenza dei devoti portoghesi, il Porto­gallo non fu coinvolto nella seconda guerra mondiale. Pio XII ricono­sce pubblicamente la grande protezione concessa al Portogallo dalla Madonna «Mediatrice innanzi al trono divino».

Padre Mondrone riferisce che nel settembre 1958, al Congresso Mariano di Lourdes, il cardinale Tisserant si è fatto interprete dei desideri di papa Pacelli:

«Per corrispondere alla consacrazione del genere umano pronunciata da Pio XII, bisognerebbe che si compissero atti successivi di consacrazione delle diverse nazioni. Ma è difficile sperare che tali iniziative vengano da parte dei capi di Stato e di governo […] Occorre perciò lavorare senza posa perché si affermi in mezzo ai cristiani che la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria degli individui, delle famiglie e delle nazioni è il solo rimedio efficace contro i mali presenti e futuri»[4].

 

Padre Mondrone espone i tre significati di quella Consacrazione dell’Ita­lia e degli italiani al Cuore Purissimo di Maria: 1) riconoscere la sovra­nità della Vergine Santissima sul popolo italiano; 2) sottomettersi a Lei con fedeltà e devozione; 3) impetrare da Lei la grazia di salvare l’Ita­lia tutta «da ogni sciagura nazionale e particolarmente dal pericolo di ca­dere sotto il dominio del comunismo ateo»[5].

Con attento realismo, lo studioso gesuita sa bene che le folle che per tutta Italia stanno assiepandosi presso la Madonna pellegrina sono poca cosa su di un totale di cinquanta milioni di italiani dell’epoca. I mass-media (Tv, radio, giornali) non preparano certamente i cuori degli italiani al grande evento di settembre. Tutt’altro. Essi diffondono scandali, fatti di cronaca nera, dive mondane […] insomma una mentalità di «laicismo». A ciò si aggiunga l’ignoranza religiosa in varie zone d’Italia, la diminuzione della pratica religiosa, la scomparsa dell’orrore e del senso del peccato. Ora, proprio per risvegliare la coscienza cattolica e mariana di quest’Italia, i vescovi italiani, con grande saggezza pastorale, hanno chiamato la Madonna di Fatima per consacrare al suo Cuore Immacolato la nostra nazione, spingendo il maggior numero possibile di italiani a prepararsi a tale consacrazione. Padre Mondrone sottolinea la profonda devozione mariana radicata nelle tradizioni italiane. Addirittura per secoli, nelle città italiane, non il clero, ma i pubblici ufficiali, una volta l’anno consegnavano simbolicamente alla Madonna le chiavi della città[6]. Pertanto i vescovi italiani con l’atto della Consacrazione al Sacro Cuore di Maria, non sono stati degli illusi, ma hanno ben compreso che si tratta di «un atto illuminatamente pastorale»[7].

 

 

* * *

 

Dopo alcuni mesi, La Civiltà Cattolica pubblica un articolo del padre Fiorello Cavalli S.J. sul 16° Congresso Eucaristico Nazionale svoltosi a Catania dal 6 al 13 settembre di quell’anno[8]. Mi limito ad alcune notizie riguardanti l’arrivo della statua della Madonna di Fatima e l’atto della Consacrazione.

Nel pomeriggio di sabato 5 settembre, la statua della Madonna, «prima pellegrina del Congresso», giunge in elicottero a Catania, in Piazza Europa, dove ad attenderla vi sono circa 50.000 persone su di un totale di quasi 350.000 abitanti. Sono presenti anche le autorità civili e militari. Il cardinal Ernesto Ruffini, arcivescovo di Palermo, prende nelle mani la statua e la mostra ai fedeli. In processione trionfale, la statua viene condotta su di un anfibio dei Vigili del Fuoco verso la Cattedrale, dove fin nelle ore notturne si susseguono Sante Messe, confessioni, comunioni.

Tre giorni dopo giunge in Catania il cardinal Marcello Mimmi, Segretario della Sacra Congregazione Concistoriale, Legato Pontificio presso quel Congresso Eucaristico. Dopo il solenne pontificale di sabato 12 settembre, nel suo discorso in Piazzale Verga, il cardinal Mimmi accosta il fuoco che brucia sulla montagna dell’Etna al fuoco di devozione mariana di cui ardono i cuori di tutti coloro che sono convenuti al Congresso. Nel pomeriggio del 13 settembre, si svolge una grandiosa processione eucaristica, a cui partecipano più di 400.000 fedeli. Giunti in Piazzale Verga, viene esposto il Santissimo Sacramento sull’altare preparato per l’occasione. Impartita la Benedizione eucaristica, il Legato Pontificio, ritto dinanzi all’altare, pronuncia la formula con cui l’Italia viene consacrata al Cuore Immacolato di Maria. Segue uno scrosciante applauso di entusiasmo[9].

Nel radiomessaggio di chiusura del Congresso, papa Giovanni XXIII accenna all’atto di Consacrazione al Cuore Immacolato poc’anzi compiuto. Il Papa esorta gli Italiani a imitare Maria Santissima, a unirsi con Lei nell’offerta della Divina Vittima eucaristica e ad implorare dalla sua materna intercessione i doni dell’unità, della pace e delle vocazioni sacerdotali. Il Papa giudica una siffatta Consacrazione al Cuore Immacolato come motivo di crescita spirituale, difesa dai mali che ci minacciano e fonte di prosperità anche temporale[10].

 

 

  1. Il Magistero mariano del venerabile papa Pio XII

 

Nell’aprile 1960, le Edizioni Paoline pubblicano la seconda edizione del volume Il Magistero mariano di Pio XII a cura di don Domenico Bertetto, SDB. L’insigne mariologo salesiano enumera i molteplici pronunciamenti mariani del Pastor Angelicus (Pio XII) lungo i circa diciannove anni del suo Pontificato. Ecco le cifre:

 

«470 documenti mariani: di cui 2 Costituzioni Apostoliche, 3 Lettere Encicliche, 5 Epistole Encicliche, 256 Lettere Apostoliche, 59 Epistole, 58 Discorsi, 35 Radiomessaggi, 4 Messaggi scritti, 12 Preghiere Mariane. A questi 434 documenti integralmente mariani, si devono aggiungere altri 36 documenti di parziale contenuto mariano, che ci portano alla somma complessiva di 470 documenti mariani. Vi sono poi 352 accenni mariani, che Pio XII inserisce in altri documenti e che ci dicono con quanta frequenza egli sa irradiare la luce di Maria sui più svariati argomenti, orali e scritti, rivolti ad ogni classe di persone, per portarle, attraverso Maria, alla sorgente della luce e della santità divina»[11].

Dal grande tesoro del magistero mariano di Pio XII, mi limito, in questa sede, a trarre fuori solo alcune delle perle sulla devozione al Cuore Immacolato di Maria. È proprio Pio XII, con i suoi insegnamenti e le sue iniziative, ad aver dato grande impulso al culto e alla Consacrazione al Cuore della Vergine[12].

Agli inizi del secolo XIX, papa Pio VII concede la celebrazione della festa del Cuore Purissimo di Maria a tutte le diocesi e famiglie religiose che ne avrebbero fatto richiesta. A metà di quel secolo, Pio IX dota la festa di Ufficio e Messa propria.

Il 31 ottobre 1942, Pio XII indirizza un radiomessaggio ai fedeli portoghesi convenuti a Fatima per festeggiare il 25° anniversario delle apparizioni della Madonna e il 25° anniversario della consacrazione episcopale di papa Pacelli. In quell’occasione Pio XII consacra la Santa Chiesa e tutto il genere umano al Cuore Immacolato di Maria[13].

Il radiomessaggio del Papa ruota intorno a tre concetti-chiave: riconoscenza, fiducia e supplica. Il Papa esorta i fedeli portoghesi ad essere riconoscenti verso Maria Santissima, loro speciale Patrona che «mille volte» li ha salvati da gravi pericoli. Nella tormenta anticristiana e antinazionale, il Portogallo ritrovò la luce e l’ordine cristiano. Nel maggio 1936 il Portogallo è scampato a quello che il Papa chiama «il pericolo rosso». Il Papa elogia i cattolici portoghesi che il 13 maggio 1942 hanno compiuto il pellegrinaggio nazionale a Fatima, una giornata di vero sacrificio, nonostante il freddo, le piogge, e le distanze enormi percorse per raggiungere Fatima. Centinaia e migliaia di devoti, specialmente la gioventù portoghese, hanno compiuto tale pellegrinaggio per «pregare, ringraziare, riparare». E poi, le adunanze dei fanciulli della Crociata Eucari­stica, la sup­plica per esser preservati dal flagello della guerra e il dono della corona di oro e di gemme alla Madonna nel Santuario di Fatima. Tutto ciò Pio XII ricorda con grande gioia ad onore dei cattolici portoghesi.

Il Papa esorta i fedeli a confidare nella protezione di Maria Santissima contro i pericoli presenti e futuri (in particolare: la guerra, il «neopaganesimo», il materialismo); ma affinché la speranza non diventi presunzione, i fedeli dovranno essere docili alla grazia e fedeli alle esigenze della vita cristiana. Quindi, il Papa rivolge una fervorosa supplica a Maria Santissima chiamandola «Mediatrice innanzi al trono divino», «Regina della Pace», «Regina del Santissimo Rosario, ausilio dei cristiani, rifugio del genere umano, vincitrice di tutte le battaglie di Dio!», «Madre di misericordia», «Regina del mondo»[14]. Papa Pacelli consacra al Cuore Immacolato di Maria «confiamos, entragamos, consecramos»[15] (trad. it. «affidiamo, rimettiamo, consacriamo»[16]) non solo la Chiesa ma tutta l’umanità.

Il Santo Padre vuole che come la Chiesa e il genere umano furono consacrati al Sacratissimo Cuore di Gesù, così d’ora innanzi, essi (Chiesa e umanità) siano «in perpetuo consacrati»[17] anche al Cuore Immacolato di Maria affinché l’amore e il patrocinio di Maria affrettino il trionfo del Regno di Dio e la pace tra le genti[18].

L’8 dicembre 1942, Pio XII consacra di nuovo tutto il genere umano al Cuore Immacolato di Maria[19].

Nell’Epistola Singulis annis del 15 aprile 1943, Pio XII ricorda di aver consacrato nel precedente mese di ottobre tutta la Chiesa ed il genere umano al Cuore Immacolato di Maria. Il Papa sottolinea l’atto di consacra­zione compiuto, con tre verbi: «Devovimus, commisimus, sacravimus»[20]:

«Nello scorso mese di ottobre Noi offrimmo, dedicammo e consacrammo al Cuore Immacolato della Beata Vergine la Santa Chiesa, Corpo Mistico di Gesù Cristo, lacerato da tante ferite ed insieme tutto il mondo che, arso di odio ed inasprito dalla contesa, sconta la pena delle proprie iniquità»[21].

Il 4 maggio 1944, con decreto della Sacra Congregazione dei Riti, firmato dal Cardinale Prefetto Carlo Salotti, la festa del Cuore Immacolato è estesa a tutta la Chiesa in data 22 agosto. Il Cuore fisico di Maria viene onorato in quanto sede del suo amore purissimo verso Dio e verso gli uomini da salvare[22].

Il 13 maggio 1946, Pio XII indirizza un radiomessaggio ai fedeli portoghesi convenuti alle solenni celebrazioni presso il santuario della Madonna di Fatima, in occasione dell’incoronazione della Patrona del Portogallo con una corona d’oro donata dal Papa. Il Santo Padre illustra la dottrina della Regalità di Maria, privilegio fondato sulla sua Maternità divina, Corredenzione e Mediazione universale di grazia. Pio XII insegna che Dio stesso ha costituito Maria nostra amorosissima Regina e Avvocata, Mediatrice delle sue grazie e Dispensatrice dei suoi tesori[23].

Misteriosamente, in virtù dell’Unione ipostatica, Maria è imparentata con la Santissima Trinità: Ella è la Figlia primogenita del Padre, la Madre del Verbo, la Sposa prediletta dello Spirito Santo. Il Figlio di Dio riflette sulla Madre la propria gloria e maestà[24]. Maria Santissima, associata come Madre e Ministra al Re dei Martiri nell’opera della Redenzione, Gli è per sempre associata, con un potere quasi immenso, nella distribuzione delle grazie che derivano dalla Redenzione[25].

Il Papa incita i fedeli portoghesi ad essere amorosamente e fedelmente sottomessi all’autorità materna e regale di Maria Santissima, e così corrispondere al suo amore. Bisogna essere cristiani al cento per cento e combattere per il trionfo del Regno di Dio. Pio XII spera che tutti questi suoi desideri siano accolti dal Cuore Immacolato di Maria e affrettino il trionfo del Cuore di Lei e del Regno di Dio[26].

Nel terzo centenario della prima Messa del Cuore Immacolato celebrata da san Giovanni Eudes (col permesso dell’Autorità ecclesiastica) con preci e formule da lui composte, Pio XII indirizza l’epistola Officiosis litteris, del 15 gennaio 1948, al vescovo di Autun, mons. Lucien Lebrun[27]. Il Papa afferma che come il suo predecessore Leone XIII volle consacrare l’umanità al Sacratissimo Cuore di Gesù, così alcuni anni prima (1942) egli ha voluto solennemente consacrare l’umana famiglia anche al Cuore Immacolato di Maria. Senza l’aiuto di Maria – precisa il Pontefice – colui che vuol ottenere grazie da Dio è paragonato da Dante Alighieri a chi vuol volare senz’ali[28].

Il 1° maggio 1948, il Papa indirizza una epistola enciclica all’Episco­pato cattolico ordinando speciali preghiere nel mese di maggio per im­petrare, in particolare, il dono della pace alla Palestina. Il Papa racco­manda che nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle famiglie si rinnovi la Con­sacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Il Papa esorta tutti i fedeli a ringraziare la Madonna poiché per la sua potente intercessione si è otte­nuta la fine della seconda guerra mondiale. Bisogna continuare a pregare la Beata Vergine perché purtroppo continuano gli odii e le discordie. Il Papa confida molto nella Mediatrice di tutte le grazie e nella consacra­zione al suo Cuore Immacolato. Pio XII precisa ancora una volta che come Leone XIII ha consacrato il genere umano al Cuore di Gesù, così egli lo ha voluto consacrare al Cuore Purissimo di Maria ed auspica che tale consacrazione sia rinnovata da tutti (diocesi, parrocchie, famiglie). Il Papa è fiducioso che da tale consacrazione, pubblica e privata, sgorghe­ranno abbondanti grazie[29].

In data 7 luglio 1952, festa dei santi Cirillo e Metodio, con l’Epistola Apostolica Sacro vergente anno il Romano Pontefice rivolge un paterno messag­gio ai popoli della Russia martoriati dal comunismo. Il Papa narra che verso la fine dell’Anno Santo (1950), dopo la definizione del dogma dell’Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo, oltre alle felicitazioni da ogni parte del mondo, gli pervennero anche richieste di consacrare i popoli della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Il Santo Padre accoglie lieto questa supplica. Dopo aver illustrato la grande devozione mariana dei Russi, e dopo aver rivolto un’accorata preghiera alla Madonna, il Papa consacra al Cuore Immacolato tutti i popoli della Russia affinché torni la pace, la libertà e il trionfo della religione cristiana[30].

Il 26 luglio 1954, papa Pacelli rivolge un messaggio radiofonico ai fe­deli della Bretagna (Francia) pellegrini al Santuario di Sainte Anne d’Au­ray. Il Papa dice che il Cardinale Arcivescovo di Rennes si appresta a leg­gere: «La consécration qui renouvellera le don de vous-mêmes, de vos familles, de vos malades, de vos êcoles, de vos paroisses, au Cœur Imma­culée de Marie»[31]. Il Papa incoraggia e benedice i fedeli che stanno per con­sacrarsi al Cuore Purissimo di Maria. Pio XII auspica che tale consa­crazione («consécration solemnelle») sia per loro rifugio contro le tenta­zioni, motivo di confidenza nella preghiera, stimolo nella lotta di tutti i giorni nel servizio di Dio. Chi si consacra a Maria, le appartiene in modo speciale ed è come un Santua­rio della Santissima Vergine («un sanctuaire de la Très Sainte Vierge»). L’im­magine di Maria aiuta il suo consacrato a respingere ogni pensiero malva­gio; l’amore di Maria gli dona il coraggio di intraprendere grandi cose, di vincere il rispetto umano, di vincere l’egoismo, di servire ed obbedire pa­zientemente. Lo sguardo interior­mente fisso in Maria aiuta l’anima ad amare la purezza, l’umiltà, la carità di cui l’anima della Vergine risplende. Il consacrato a Maria prende in odio il peccato. Quando egli vede l’Immacolata calpestare il serpente in­fernale, non ha alcuna com­piacenza per il male, ma è fiero di appartenere a Gesù e a Maria[32].

Il Papa cita san Luigi Maria Grignion de Montfort, bretone, da lui elevato agli onori degli altari il 20 luglio 1947. Il Papa esorta i fedeli bretoni che vogliono consacrarsi al Cuore Immacolato con un atto importante e definitivo, ad imitare il loro Santo conterraneo nell’amare, imitare e far amare Maria Santissima. Il Papa sottolinea l’imitazione delle virtù di Maria: la delicatezza del suo Cuore Immacolato, il raccoglimento e lo spirito di orazione, l’amore a Dio, umile e ardente, che risalta dal Magnificat, l’amore al prossimo, l’unione alle sofferenze di Gesù per la Redenzione del genere umano[33].

L’11 settembre 1954, in occasione del Congresso internazionale di storia della Farmacia, Pio XII conclude la sua allocuzione con un breve riferimento a Maria Santissima, il cui nome è balsamo salutare per le orecchie, le labbra, gli animi, perché nel suo Cuore Purissimo c’è ogni speranza di vita e di vigore[34].

L’11 ottobre 1954, con la Lettera Enciclica Ad Cæli Reginam (indirizzata ai Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi e agli altri Ordinari), Pio XII istituisce la Festa della Regalità della Beata Vergine Maria che sarà celebrata ogni anno, in tutto il mondo, il 31 maggio. Il Papa ordina anche che in quel medesimo giorno sia rinnovata la consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato («humani generis consecratio Immaculato Cordi Beatæ Virginis Mariæ iteretur»)[35].

Il 12 ottobre 1954, Pio XII indirizza un radiomessaggio ai fedeli di tutta la Spagna in occasione del Congresso Nazionale Mariano di Saragozza e della Consacrazione della Spagna al Cuore Immacolato[36]. Il Papa si rallegra che i Presuli e i fedeli della Spagna vogliono consacrarsi al Cuore Immacolato certi che Dio vuol salvare il mondo attraverso quel Cuore.

Pio XII fonda il culto al Cuore Immacolato sulla Corredenzione mariana: il Cuore Purissimo della Vergine è sede dell’amore, del dolore e degli affetti che hanno avuto tanta parte nella nostra Redenzione principalmente mentre Ella vegliava ai piedi della Croce del Figlio.

Il Papa sottolinea che sant’Antonio Maria Claret (dallo stesso Pio XII elevato agli onori degli altari) è stato un infaticabile apostolo della devo­zione al Cuore Immacolato. Siccome in quell’ora storica sembra che l’au­dacia dei ministri dell’inferno «los ministros del averno» aumenti sem­pre più, Pio XII ritiene necessario che l’umanità si rifugi in quel porto di salvezza e in quella fortezza che è il Cuore Immacolato, Cuore dolcissimo che chiede la nostra corrispondenza, la nostra preghiera e penitenza.

Il Papa consacra la Spagna con queste parole (traduzione italiana):

«Davanti al vostro trono, adunque, o Maria Santissima del Pilar […] Noi, come Padre comune della famiglia cristiana, come Vicario di Colui, al quale fu dato ogni potere in cielo ed in terra, a Voi, al Vostro Cuore Immaco­lato affidiamo, offriamo e consacriamo non solamente tutta codesta moltitudine qui presente, ma anche tutta la nazione Spagnola, perché il Vostro amore e patrocinio acceleri l’ora del trionfo del Regno di Dio in tutto il mondo, e tutte le umane generazioni, pacificate tra loro e con Dio, vi proclamino beata, intonando con Voi, da un capo all’altro della terra, l’eterno “Magnificat” di gloria, di amore e di gratitudine al Cuore di Gesù, unico rifugio dove possono trovare la Verità, la Vita e la Pace»[37].

Nello stesso giorno, 12 ottobre 1954, il Papa indirizza un radiomessaggio ai fedeli dell’Uruguay, radunati al Congresso Mariano Arcidiocesano nella città di Montevideo. In esso il Papa chiama il Cuore Immacolato «canal dolcísimo de todos los bienes»[38].

Nel radiomessaggio dell’11 novembre 1954 per il Congresso Mariano di Nigeria, il Papa raccomanda a tutti i cattolici nigeriani di consacrare al Cuore Immacolato se stessi, tutte le loro fatiche, le loro case, le loro famiglie, la patria, affinché Maria sia la Regina dei loro cuori, la Regina della Nigeria; e finalmente consacrati al Cuore Immacolato, anche i cattolici della Nigeria daranno alla Madonna il giusto tributo di riconoscenza[39]. Pio XII presenta la Consacrazione al Cuore Immacolato come il supremo riconoscimento della Regalità mariana e l’espressione più completa della devozione a Maria Santissima.

Nella Lettera Apostolica Arctis in rebus, del 10 dicembre 1956, il Papa addita all’umana famiglia il Cuore Immacolato della Beata Vergine affinché sperimenti la sua protezione e trovi in esso l’abbondanza della consolazione e della pace[40].

Nell’Enciclica Haurietis aquas (15 maggio 1956), sul culto e la devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù, il Papa scrive anche dell’intima associazione di Maria Santissima a Gesù nell’opera della rigenerazione spirituale dell’umanità. Sulla base della Corredenzione mariana, e quindi della stretta e indissolubile unione tra Gesù e Maria, Pio XII desidera che i fedeli associno la devozione al Cuore Immacolato alla devozione al Cuore di Gesù. Cito qui di seguito un brano dell’Enciclica secondo la tradizione in lingua italiana a cura del padre Bertetto:

«Affinché poi il culto verso il Cuore augustissimo di Gesù porti più copiosi frutti di bene nella famiglia cristiana e in tutta l’umana società, si facciano un dovere i fedeli di associarvi intimamente la devozione al Cuore Immacolato della Genitrice di Dio. È, infatti, sommamente conveniente che, come Dio ha voluto associare indissolubilmente la Beatissima Maria a Cristo nel compimento dell’opera dell’umana Redenzione, in guisa che la nostra salvezza può ben dirsi frutto della carità e delle sofferenze di Gesù Cristo, cui erano strettamente congiunti l’amore e i dolori della Madre Sua; così il popolo cristiano, che da Gesù e da Maria ha ricevuto la vita divina, dopo aver tributato i dovuti omaggi al Cuore Sacratissimo di Gesù, presti anche al Cuore amatissimo della celeste Madre consimili ossequi di pietà, di amore, di gratitudine e di riparazione. È in armonia con questo sapientissimo e soavissimo disegno della Provvidenza divina che noi stessi volemmo solennemente dedicare e consacrare la Santa Chiesa ed il mondo intero al Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria»[41].

 

 

  1. L’Italia cattolica in pericolo tra social-comunismo, secolarismo, laicismo e Massoneria

 

Anche sulla condizione socio-culturale dell’Italia dell’epoca, i Padri Gesuiti de La Civiltà Cattolica forniscono notizie molto importanti. La loro rivista costituisce un imprescindibile e privilegiato osservatorio religioso e culturale per lo studio dei fenomeni che sto per menzionare.

3.1. Sinistra “moderata”, radicale, “cristiana”

I Gesuiti de La Civiltà Cattolica forniscono analisi precise e dettagliate sul panorama della Sinistra italiana. La Sinistra, in tutte le sue forme, ha avuto un crescente successo in Italia dopo l’ultimo conflitto mondiale, presentandosi portatrice di istanze libertarie, sociali, antifasciste, il che le ha permesso di acquisire continua simpatia in ambienti operai, intellettuali, politici. Eppure la Sinistra, nelle sue varie espressioni storiche, porta in sé, e con sé, secolarismo e laicismo. Anche quei cattolici che negli anni ’40, ’50 e oltre, hanno promosso una sorta di “socialismo cristiano[42], purtroppo tante volte si sono resi oggettivi portatori (o almeno fiancheggiatori) di tale secolarismo, favorendo la formazione ed espansione di un “cristianesimo” secolare che, soprattutto dopo gli anni ’60 e ’70 (fino al presente), si è mostrato sempre più alieno dal Dogma e dalla sana morale insegnate dalla Chiesa Cattolica.

Nella neo-nata Repubblica Italiana, nata nel 1948, il Partito Socialista Italiano (PSI) dell’on. Pietro Nenni condivideva e promuoveva apertamente, col Partito Comunista Italiano (PCI), la battaglia per la “laicità” dello Stato e della scuola, “laicità” intesa in senso laicista ossia in senso anticlericale e anticattolico. Nel 1949, in una riunione del Senato, l’on. Alcide De Gasperi denunciò il «laicismo» apertamente difeso e dichiarato dall’on. Nenni (in un convegno del PSI) come «separazione dello Stato dalla Chiesa e abolizione nella scuola di qualsiasi forma di insegnamento religioso» (parole di Nenni, lette da De Gasperi). Nenni dichiarò – riferisce ancora De Gasperi – che il socialismo lottava non contro la religione ma contro le chiese…[43].

La rivista dei Gesuiti italiani registra la crescita del PCI dal 1948 alla soglia degli anni ’60. Oltre all’aumento vertiginoso del numero di tesserati (operai, professionisti, intellettuali, donne, studenti) e di voti ottenuti, il PCI ha guadagnato grande influsso culturale nella società con una capillare opera di penetrazione: stampa e cultura (giornali, libri, editrici, scrittori, intellettuali), lotta sindacale, azione nelle scuole e nelle università… Tutto ciò come mezzo per promuovere tra gli italiani una mentalità comunista. Nel 1960, il PCI risulta essere il più forte dei Partiti comunisti dell’Occidente europeo. Già in quegli anni era notorio che il PCI godeva del finanziamento dell’URSS. Almeno sin dal 1946 vi è stata inoltre alleanza tra socialisti e comunisti che stabilirono unità di azione politica e parlamentare. I Gesuiti italiani sottolineano l’essenza bellica e dittatoriale del PCI che si camuffa con frasari di pace, di democrazia, di antifascismo, mal celando, anzi ostentando, il laicismo, l’anticlericalismo e l’ateismo propri del marxismo che è l’essenza del PCI. Per la coscienza cattolica italiana di quegli anni, il comunismo anche in Italia costituiva un serio «pericolo», «un pericolo persistente e grave»[44].

Mentre la nuova Repubblica Italiana muoveva i primi passi (stiamo tra il 1948-1949), l’anticlericalismo si mostra già in azione, nonostante alcuni scrittori, con aria sufficiente e superficiale, vogliono far credere che esso sia solo un pericolo da prevenire e addirittura causato da eccessi di clericalismo […] L’anticlericalismo religioso (anticattolicesimo) e politico (laicismo) dai tempi del Risorgimento ottocentesco si fa baldanzoso nel secondo dopoguerra, specialmente negli ambienti della Sinistra sia parlamentare che estremo-frontista. Il PCI – anzitutto il suo capo, l’on. Palmiro Togliatti – e i gruppi di liberi pensatori come l’Associazione Giordano Bruno gettano il fango e il veleno della calunnia contro il Papa, contro la Chiesa, contro il clero. I primi (i comunisti) presentano il Papa come nemico della patria, i secondi (i bruniani) come nemico della libertà di coscienza[45]. Desidero riportare questo lungo brano in cui il gesuita padre Oddone dà una descrizione impressionante della situazione di quegli anni:

«Nei giornali e nei periodici, nei comizi di popolo, nelle aule legislative, si sparge, da parte dei nostri nemici, uno stillicidio continuo di insulti alle cose che ci sono più care, alle nostre credenze; di calunnie, di falsità, di alterazioni e svisamenti di verità, di spudorata malafede, di modo che siamo continuamente costretti a rimanere sulla breccia per smascherare gli avversari, per rintuzzare le loro ingiurie, per confu­tare le loro affermazioni, per rimettere a posto la verità. […] È cosa triste e penosa, vedere il nostro popolo, che è buono, trascinato e aggirato dalla furia di questi anticlericali piazzaiuoli, dalle loro torbide e malsane urla, che lo spingono a bestemmiare le sue più nobili e care tradizioni, a vilipendere i suoi Santi, a profanare le sue chiese, a lanciare bombe contro la Madonna portata dai fedeli in processione; ad ingiuriare, insultare e anche attentare alla vita – come più di una volta è avvenuto in questi tempi – di membri di associazioni cattoliche e degli stessi sacerdoti. Eppure questi sacerdoti ieri visitavano i malati di questo popolo, istruivano i suoi fanciulli, asciugavano le sue lacrime, elargivano le loro elemosine e i loro buoni uffici, e forse domani il popolo e quei capi stessi che lo vanno sobillando ritorneranno di nuovo a bussare alle loro porte per ricevere il conforto di una mano benefica»[46].

Nel 1959, padre Giuseppe De Rosa, SJ, rileva le manovre autunnali dell’on. Nenni (PSI) il quale cerca l’alleanza con quegli strati della DC più sensibili o aperturisti verso la Sinistra. Lo stesso Nenni fa capire col termine di «alternativa socialista» che il vero fine del suo aggancio verso i democristiani filo-socialisti non è altro che provocare la caduta del Governo Segni (DC) e realizzarne uno socialista. Ma all’epoca l’on. Moro (DC) sottolineava l’ambiguità dei socialisti e i loro legami col comunismo spesso traditi anche da “neutralità” o polemiche troppo blande verso i “compagni” di Togliatti[47].

 

 

3.2. Secolarismo tra chierici e laici cattolici

Nel 1959, padre Giovanni Caprile espone alcuni problemi all’interno della compagine ecclesiale citando una serie di testi di ecclesiastici di spicco quali il cardinal Ottaviani, il cardinal Siri (arcivescovo di Genova), il Vescovo di Pescara, il card. Gonçalves Cerejeira (arcivescovo di Lisbona) e il card. Montini (arcivescovo di Milano). Dalla somma dei testi si rilevano i seguenti problemi:

 

–    Errori dottrinali diffusi da libri in cui l’estro letterario prevale sulla vera teologia e sulla fede cattolica; vari autori inoculano nei fedeli sentimentalismo, dubbio angosciante, l’inutile ricerca di cose o di risposte che già esistono; relativismo filosofico e teologico, esistenzialismo e storicismo sono le coordinate filosofiche di tali deviazioni che occorre smascherare e combattere.

 

–    La tentazione del marxismo, l’illusione di scomporlo in “pezzi” compatibili con il Cristianesimo, l’illusione di distinguere, fino a separare, un marxismo dottrinale ed uno socio-politico, scartando il primo e prendendo il secondo.

 

–    Il laicismo, che vuole separare Stato e Chiesa, escludere la Chiesa e la Fede cattolica dalla società, talora anche col pretesto subdolo di aiutare la Chiesa stessa a compiere meglio il suo dovere spirituale.

 

–    La tentazione di un malinteso aggiornamento ed ammoderna­mento del clero. Il sacerdote deve precedere e non seguire il popolo. Ogni diminuzione di austerità, ogni rilassamento di disciplina, farà perdere stima presso il popolo che già è portato a criticare i più piccoli difetti del sacerdote. Con l’ammoderna­mento inteso in senso secolarista, il sacerdote sarà ancora più scadente e perciò maggiormente disprezzato anche da coloro che sembrano rallegrarsi della sua mondanizzazione e che mostrano di preferire preti “alla mano” secondo lo spirito del mondo. In realtà non bisogna piacere agli uomini ma a Dio. E i fedeli vogliono vedere nel sacerdote qualcosa di più di ciò che è in loro[48].

 

 

3.3. La Massoneria e l’Italia

Altro grande problema per l’Italia cattolica è la presenza e l’opera (più o meno occulta) della Massoneria.

Nel secondo dopoguerra, alti esponenti della Massoneria nordameri­cana e italiana mostrano disprezzo nei confronti della Chiesa di Roma e del Governo italiano filo-cattolico, accusando quest’ultimo di clerical-fa­scismo ed equiparandolo persino alla dittatura comunista. La Massoneria nordamericana preferisce l’alleanza con i Socialisti e con i socialdemo­cratici italiani, i cui principi però, in sostanza, sono identici all’imma­nentismo secolarista e comunista[49].

Nel suo saluto a Melvin M. Johnson 33° (Sovrano Gran Commenda­tore del Supreme Council 33°, Southern Jurisdiction, Washington), Giovanni Mori 33° (SGC del Supremo Consiglio 33° grado RSAA per l’Italia) ha elogiato gli Stati Uniti d’America come «il solo popolo che abbia total­mente, assolutamente e senza restrizioni, adottata l’intera separazione della Chiesa dallo Stato». Anche Mori 33° – sulla scia dei massoni ameri­cani – contesta e definisce quale «regressione» l’introduzione dei Patti Lateranensi nella Costituzione Italiana. Mori si scaglia contro il comuni­smo e contro il presunto clerico-fascismo. Egli disapprova che i giovani debbano essere educati secondo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica che egli ritiene «irreligiose superstizioni, ripudiate dalla scienza e dalla coscienza»[50].

 

 

* * *

 

L’essenza filosofica della Massoneria, e non solo di quella italiana, è il naturalismo e il razionalismo[51]. Le varie iniziazioni ai gradi massonici, mediante culti e riti iniziatici, misterici, conducono il massone (uomo o donna) a ciò che potremmo chiamare il “vertice” del segreto massonico: la divinizzazione dell’Iniziato![52] Un noto massonologo degli anni ’50, il gesuita padre Giovanni Caprile, attesta con grande sicurezza che in certe «conventicole massoni­che» si pratica la profanazione eucaristica[53]. E tra i massoni di Alti Gradi non mancano per lo meno simpatie intellettuali verso «Lucifero»[54].

Sulla base di documentazione massonica di prima mano (riviste, relazioni, libri massonici), padre Giovanni Caprile rivela «i tre amori» della Massoneria italiana: famiglia, scuola e Stato[55]. Caprile, valente massonologo di quel tempo, riporta discorsi e scritti di autorevoli massoni italiani.

Circa la famiglia. La Massoneria riduce il matrimonio a fatto civile e umano, fondato sull’autoreferenzialità dell’amore umano (orgoglio, capriccio, sensualità) e perciò instabile. Conseguenza di ciò, la Massoneria propugna il divorzio cercando di farlo introdurre in Italia come legge civile.

Circa la scuola. La Massoneria propugna la scuola pubblica laica, sot­tratta agli influssi clericali e cattolici, scuola emancipata dall’insegna­mento dogmatico e religioso. La Massoneria accusa il clero di opprimere la libertà, la ragione, le coscienze e di non formare veri uomini… Nel 1954 si svolse a Roma il primo congresso massonico dei professori e dei docenti universitari.

Circa lo Stato. La Massoneria italiana, sia quella radicalmente laicista, quale, ad esempio il Grande Oriente d’Italia, e sia quella apparentemente o tatticamente filo-cattolica (Massoneria di Piazza del Gesù), promuovono la cosiddetta “laicità” dello Stato, intesa come laicismo: riduzione ed estromissione della Chiesa, e di ogni suo influsso, dalla società. Il laicismo massonico vuole la separazione completa tra Stato e Chiesa, che si traduce nell’asservire la Chiesa ad uno Stato guidato dai principi massonici di naturalismo e razionalismo.

Per quanto riguarda «i traguardi» della Massoneria italiana alla metà del secolo XX, ritengo indispensabile citare questo lungo brano di don Rosario Esposito (1959):

«Ai nostri giorni i traguardi maggiormente sognati sono: la scuola, il divorzio, il laicismo pubblico per raggiungere il quale il primo passo è l’abolizione dello stato di fatto concordatario. Tra i mezzi adottati meritano speciale considerazione l’incremento del reclutamento giovanile, operaio, femminile. La conquista del settore legislativo, in parte già attuata, tende ad assicurare la realizzazione di questo programma; a questo proposito, scrive il De Boccard: “Secondo le fonti massoniche fratelli d’ogni grado si trovano un po’ dappertutto e, in ragguardevole numero, anzi, perfino nei ranghi del partito democristiano di maggioranza. Tranquillamente indifferenti al celebre articolo (canone) 2335 del Codice di Diritto Canonico che commina la scomunica per gli appartenenti alla Massoneria, parecchi fratelli sarebbero anzi entrati nei due rami del Parlamento, eletti nelle liste dello Scudo Crociato. La prova? I molti casi di ‘franchi tiratori’ e di dediti allo squagliamento nel corso di determinate votazioni. I nomi? È, con ogni evidenza, un punto delicato, anche perché molti fratelli appartengono alle cosiddette logge occulte (che sarebbero poi quelle che veramente contano) e su di esse vige il più assoluto black out”. La conquista del giornalismo serve anch’essa in questo senso; nella riunione straordinaria del 1953, si disse che i soli giornalisti facenti capo a Palazzo Giustiniani sono un centinaio: non si ha motivo per pensare che il numero sia diminuito, né in Corso Rinascimento né a Palazzo Gaetani né altrove»[56].

 

 

* * *

 

Apro una parentesi su i massoni e Fatima. Vi sono alcune testimonianze esplicite dell’avversione massonica alle apparizioni di Fatima. Persino quegli studiosi cauti nel parlare espressamente di complotti della Massoneria portoghese in quanto tale, forniscono poi sufficienti dati che fanno ben comprendere l’avversione della Massoneria portoghese (in generale) e dei massoni (in particolare) contro l’evento Fatima. Quando la Madonna apparve a Fatima, il Portogallo era da circa dieci anni una Repubblica, nel cui governo i massoni occupavano ruoli importanti. Ad esempio, il Presidente della Repubblica (Bernardino Machado) e il Capo del Governo dell’epoca erano massoni. Nel 1926 il Consiglio dell’Ordine della Massoneria portoghese parla dello «stupido e ingenuo miracolo di Fatima» che genera nuovi pellegrinaggi come già quelli di Lourdes. C’è un intervento del senatore e massone Tomàs da Fonseca, ci sono le posizioni dei giornali repubblicani e laicisti dell’epoca: tutti convergono nel giudicare le apparizioni di Fatima come “fantocciate”, “stupidità per il popolo” manovrate dalle forze clericali, specialmente dai Gesuiti, per abbattere lo stato di cose presenti e per far rinascere un “mondo” che Massoneria e forze laiciste repubblicane ritenevano superato…[57].

 

 

  1. Padre Pio e la Madonna di Fatima pellegrina

 

A questo punto desidero segnalare un episodio che stimola speranza e devozione al Cuore Immacolato di Maria, amorevolissimo verso i suoi figli più devoti. È un episodio commovente che, dopo la Vergine Santissima, ha per protagonista san Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968).

Don Gabriele Amorth SSP, sostenuto dal cardinal Giacomo Lercaro, organizzò la celebre peregrinatio Mariæ del 1959 in Italia, con la statua della Madonna di Fatima. La peregrinatio si concluse il 13 settembre a Catania con la Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato, a chiusura del Congresso Eucaristico Nazionale. Fu proprio don Amorth che ottenne il passaggio della Madonna di Fatima pellegrina a San Giovanni Rotondo nell’agosto del ’59.

Già da diversi mesi padre Pio da Pietrelcina soffriva a causa di quello che il dottor Giuseppe Sala chiamò «un focolaio broncopneumonico con una pleurite siero emorragica». Il 5 agosto la statua entra in festa nella chiesa del convento della Madonna delle grazie di San Giovanni Rotondo. Padre Pio è a letto, immobilizzato. Il 6 agosto, verso le 13.00, prima che la statua venga portata alla Casa Sollievo della Sofferenza, padre Pio è portato nella vecchia sagrestia. La statua della Madonna viene abbassata e lui può baciarla commosso e le mette nelle mani una corona del rosario da lui benedetta. L’episodio dell’incontro di padre Pio con la Madonna di Fatima è narrato da un testimone, il padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, il quale aggiunge che padre Pio, avendo saputo che la Madonna di Fatima aveva visitato tutti i reparti della Casa Sollievo, prima che Ella partisse, desiderò salutarla nuovamente. Padre Pio fu portato, su una sedia, nel coro della chiesa nuova e dall’ultima finestra a destra di chi guarda il piazzale, il cappuccino stigmatizzato vede l’elicottero che con la statua della Madonna fa tre giri su chiesa e convento per salutarlo. Padre Pio, commosso, pieno di fede e tra le lacrime dice: «Madonna mia, Mamma mia, sei entrata in Italia e mi sono ammalato; ora te ne vai e mi lasci ancora malato».

Padre Pio è scosso da un brivido in tutta la persona: ha ricevuto la grazia e si sente bene. Chiede di celebrare l’indomani la Messa in chiesa ma ne viene sconsigliato. Quella sera arriva il dottor Gasbarrini che visitandolo lo trova guarito e gli permette di celebrare Messa il giorno seguente, come richiesto[58].

 

 

  1. Alcune riflessioni

 

Forse dinanzi alle pagine mariane, maestose, colte e devote, di Pio XII (Pastor Angelicus), molti mariologi contemporanei mostrerebbero un certo disagio (e alcuni anche formale disprezzo).

Purtroppo duole constatare che la svolta antropologica promossa con grande maestrìa anche dal gesuita Karl Rahner (1904-1984), ha invaso tutti i campi del sapere teologico ed ecclesiastico, inclusa la mariologia. Pertanto, anche nella “nuova” mariologia non si tiene più in gran conto la Tradizione Cattolica e il Magistero perenne della Chiesa; si preferisce guardare al Vaticano II con gli occhi del conciliarismo e dell’ermeneutica della discontinuità (ermeneutica che pone rottura tra il prima e il dopo Concilio); si preferisce guardare esclusivamente alla Sacra Scrittura facendo a meno della Tradizione o citandola come corollario; si preferisce tener conto solo del Magistero conciliare e cancellare con un colpo di spugna tutto quello precedente.

La “nuova” mariologia si mostra reticente o addirittura ostile verso temi e dottrine quali la Corredenzione e Mediazione mariana, oppure, se ne parla, cerca di farlo in maniera da restar tutto sommato allivellata al sentimento dei “fratelli separati”. Ovviamente la “nuova” mariologia – legata al carro del “solus” (solus Christus, sola fides, sola Scriptura) di protestantica memoria – non ama sentir parlar di consacrazione a Maria (visto che consacrazione andrebbe riservato solo a Dio) ma tutt’al più opta per il termine di affidamento a Maria.

Insomma: la regola di larga parte della “nuova” teologia e mariologia, è l’uomo moderno, l’abbassamento (perché tale è) della perenne Teologia Cattolica alla mentalità secolare dell’uomo moderno.

Pochi anni orsono, in rinomati ambienti mariologici è stato chiaramente affermato (senza “mascheramenti”) che sarebbe giunto il tempo di una mariologia senza privilegi, una mariologia antropologizzata che parte dall’uomo. I mariologi del secolarismo (degni discepoli di Rahner) sono convinti che nell’uomo già si realizza tutto quello che nel “pre-concilio” si attribuiva a Maria Santissima […][59].

Dinanzi allo smarrimento provocato dall’attuale temperie teologica secolarista, le pagine mariane di Pio XII sono davvero salutari poiché rinfrancano l’intelligenza della fede e la devozione, entrambe minate (insieme al buon senso razionale) da certa “mariologia” intrisa di pensiero debole o relativismo.

A proposito di magistero pontificio mariano non possiamo non fare almeno un fugace accenno anche alle numerose catechesi mariane del beato Giovanni Paolo II sotto il cui pontificato (1978-2005) è avvenuto un sensibile e provvidenziale rilancio della mariologia come pure della pietà mariana tra chierici e laici con frutti spirituali e pastorali di grande rilievo (almeno laddove il magistero pontificio è stato accolto con generosità). Grazie alle catechesi di Giovanni Paolo II, tra studiosi e fedeli c’è stato un recupero ed incremento dello studio e della devozione verso Maria Santissima quale Corredentrice del genere umano e Mediatrice di tutte le grazie. Laddove la sana mariologia cattolica e la pietà mariana sono ben coltivate, si riscontra un buon tenore di vita cristiana tra chierici e fedeli laici.

Pertanto è nostra convinzione, suffragata dalla storia della Chiesa e della pietà mariana (vedi il caso Lourdes e Fatima), che la Chiesa godrà di maggiore salute allorché negli ambienti teologici ed ecclesiastici sarà recuperata, promossa e potenziata la grande tradizione mariologica e mariana, con speciale attenzione alla Consacrazione (ripeto: Consacrazione) al Cuore Immacolato e alla dottrina della Corredenzione mariana. Il “recupero” e rilancio integrale della dottrina mariologica e cattolica non potrà non avere effetti salutari sulla pastorale e sulla vita morale di chierici e fedeli laici. Quod est in votis!

 

        E concludiamo facendo nostra la bella

 

 

«Preghiera di Sua Santità Pio XII,

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria»[60]

 

 

«Regina del Santissimo Rosario, Ausilio dei cristiani, Rifugio del ge­nere umano, Vincitrice di tutte le battaglie di Dio! Supplici ci pro­striamo al Vostro trono, sicuri di impetrare misericordia e di ricevere grazie e opportuno aiuto e difesa nelle presenti calamità, non per i nostri meriti, dei quali non presumiamo, ma unicamente per l’im­mensa bontà del Vostro materno Cuore.

A Voi, al Vostro Cuore Immacolato, in quest’ora tragica della storia umana, ci affidiamo e ci consacriamo, non solo in unione con la Santa Chiesa, Corpo Mistico del Vostro Gesù, che soffre e sanguina in tante parti, e in tanti modi tribolata, ma anche con tutto il mondo straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di odio, vittima della propria iniquità.

Vi commuovano tante rovine materiali e morali; tanti dolori, tante angosce di padri e di madri, di sposi, di fratelli, di bambini innocenti; tante vite in fiore stroncate; tanti corpi lacerati nell’orrenda carnefi­cina; tante anime torturate e agonizzanti, tante in pericolo di perdersi eternamente!

Voi, o Madre di misericordia, impetrateci da Dio la pace! E anzi­tutto quelle grazie che possono in un istante convertire i cuori umani, quelle grazie che preparano, conciliano, assicurano la pace! Regina della pace, pregate per noi e date al mondo in guerra la pace che i popoli sospirano, la pace nella verità, nella giustizia, nella carità di Cristo. Dategli la pace delle armi e la pace delle anime, affinché nella tranquillità dell’ordine si dilati il Regno di Dio.

Accordate la Vostra protezione agli infedeli e a quanti giacciono ancora nelle ombre della morte; concedete loro la pace e fate che sorga per essi il Sole della verità, e possano, insieme con noi, innanzi all’unico Salvatore del mondo ripetere: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!

Ai popoli separati per l’errore o per la discordia, e segnatamente a coloro che professano per Voi singolare devozione, e presso i quali non c’era casa ove non si tenesse in onore la Vostra veneranda icone (oggi forse occultata e riposta per giorni migliori), date la pace e riconduce­teli all’unico ovile di Cristo, sotto l’unico e vero Pastore.

Ottenete pace e libertà completa alla Chiesa santa di Dio; arrestate il diluvio dilagante del neopaganesimo; fomentate nei fedeli l’amore alla purezza, la pratica della vita cristiana e lo zelo apostolico, affinché il popolo di quelli che servono Dio aumenti in meriti e in numero.

Finalmente, siccome al Cuore del Vostro Gesù furono consacrati la Chiesa e tutto il genere umano, perché, riponendo in Lui ogni speranza, Egli fosse per loro segno e pegno di vittoria e salvezza; così parimenti noi in perpetuo ci consacriamo anche a Voi, al Vostro Cuore Immacolato, o Madre nostra e Regina del mondo: affinché il Vostro amore e patro­cinio affrettino il trionfo del Regno di Dio, e tutte le genti, pacificate tra loro e con Dio, Vi proclamino Beata, e con Voi intonino, da un’estremità all’altra della terra, l’eterno Magnificat di gloria, amore, riconoscenza al Cuore di Gesù, nel quale solo possono trovare la Ve­rità, la Vita e la Pace».

[1] Cf A. Messineo, SJ, La guerra fredda continua, in La Civiltà Cattolica, 110 (1959) III, pp. 232-243.

[2] Sulla crisi mariologica ed ecclesiale nel post-Vaticano II, rimando alle acute analisi e riflessioni di padre S. M. Manelli, FI, La Mariologia nella storia della salvezza. L’età contemporanea (II). Dal Concilio Ecumenico Vaticano II al 2000, in Immaculata Mediatrix 7 (2007/1), pp. 30-38, 44-47 (13-62).

[3] Cf D. Mondrone, SJ, La consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, in La Civiltà Cattolica, 110 (1959) III, pp. 3-16.

[4] L’Osservatore Romano, 15-16 settembre 1958, cit. da D. Mondrone, S.J., La consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, p. 8.

[5] D. Mondrone, S.J., La consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, p. 11.

[6] Cf ivi, pp. 12-16.

[7] Ivi, p. 13.

[8] Cf F. Cavalli, S.J., Il XVI° Congresso Eucaristico Nazionale di Catania, in La Civiltà Cattolica, 110 (1959) IV, pp. 53-64.

[9] Cf ivi, p. 62.

[10] «[…] Questo sentimento di umiltà e di volenteroso servizio di Dio e della sua Chiesa vi ha condotti alla odierna professione di fede e di amore, che d’ora innanzi sarà più generosa che per il passato, dopo l’atto di consacrazione dell’Italia, da voi compiuto, al Cuore Immacolato di Maria. Noi confidiamo che, in forza di quest’omaggio alla Vergine Santissima, gli Italiani tutti con rinnovato fervore venerino in Lei la Madre del Corpo Mistico, di cui l’Eucaristia è simbolo e centro vitale; imitino in Lei il modello più perfetto dell’unione con Gesù, nostro Capo; a Lei si uniscano nell’offerta della Vittima divina, e dalla sua materna intercessione implorino per la Chiesa i doni della unità, della pace, soprattutto una più rigogliosa e fedele fioritura di vocazioni sacerdotali. In tal modo la consacrazione diverrà un motivo di sempre più serio impegno nella pratica delle cristiane virtù, una difesa validissima contro i mali che ne minacciano, e una sorgente di prosperità anche temporale, secondo le promesse di Cristo» (cf http://www. vatican.va/holy_father/john_xxiii /speeches/1959/documents/hf_j-xxiii_spe_19590913_congresso-catania_it.html, web- site visitato  il  21 febbraio 2010).

[11] D. Bertetto, SDB, La divozione mariana di Pio XII, in Idem (a cura di), Il Magistero mariano di Pio XII, Edizioni Paoline, Roma 19602 [19561], pp. 36-37 (13-37).

[12] Cf D. Bertetto, Sintesi dottrinale, in Idem (a cura di), Il Magistero mariano di Pio XII, pp. 861-865 (751-883).

[13] Cf Pius pp. xii, Mais de uma vez, nuntius radiophonicus, die 31 mensis Octobris a. 1942, in AAS 34 (1942), pp. 313-319 (originale in lingua portoghese); traduzione in lingua italiana: cf ivi, pp. 319-325.

[14] Cf ivi, pp. 317-319, 323-325.

[15] Ivi, p. 318.

[16] Ivi, p. 324.

[17] Ivi, p. 325. Nell’originale: «perpetuamente consagrados também a Vós e ao vosso Coração Imaculado» (ivi, p. 319).

[18] Cf ivi, pp. 319, 325.

[19] Cf Sacra Congregatio Rituum, Officium et Missa pro festo Immaculati Cordis Beatæ Mariæ Virginis – Die 22 augusti, die 4 Maii 1944, in AAS 37 (1945), p. 51 (44-51).

[20] «Nos superiore mense Octobri Ecclesiam sanctam, mysticum Iesu Christi Corpus tot vulneri bus sauciatum, itemque universum terrarum orbem, odio exarsum, discidio exacerbatum, suarumque iniquitatum luentem pœnas, intaminato Beatæ Virginis Cordi devovimus, commisimus, sacravimus» [Pius pp. xii, Singulis annis, Epistola, xv mensis Aprilis 1943, in AAS 35 (1943), p. 104 (103-105)].

[21] Traduzione italiana a cura di Bertetto in Il Magistero mariano di Pio XII, p. 863.

[22] Cf Sacra Congregatio Rituum, Officium et Missa pro festo Immaculati Cordis Beatæ Mariæ Virginis – Die 22 Augusti, die 4 Maii 1944, in AAS 37 (1945), pp. 50-51 (44-51).

[23] «Veneráveis Irmãos e amados Filhos, “Bendito seja o Senhor, Deus e Pai de Nosso Senhor Jesus Christo, Pai das misericórdias e Deus de toda a consolação, que nos consola em todas as nossas tribolações” [2Cor 1,3-4]: e com o Señor seja bendita Aquela que Ele constituiu Mãe de misericórdia, Rainha e Advogada nossa amorosíssima, Medianeira de suas graças, Dispensadora dos seus tesoiros!» (Pius pp. xii, Bendito seja o Señor [Nuntius radiophonicus Lusitanie christifidelibus datus, sollemnia celebrantibus ad Sanctuarium B. Mariæ V. a Fatima, aurea corona nomine Summi Pontificis redimitæ], in AAS 38 (1946), p. 264 (264-267), corsivo mio).

[24] «[…] misteriosamente emparentada na ordem da União hipostática com toda a Trinidade beatíssima, com Aquele que só é por essência a Majestade infinita, Rei dos reis e Senhor dos senhores, qual Filha primogénita do Padre e Mãe estremosa do Verbo e Esposa predilecta do Espírito Santo» (ivi, p. 266).

[25] «[Maria] associada, como Mãe e Ministra, ao Rei dos mártires na obra inefável da humana Redenção, lhe è para sempre associada, com um poder quasi imenso, na distribuição das graças que da Redenção derivam. Jesus è Rei dos séculos eternos por natureza e por conquista; por Ele, com Ele, subordinadamente a Ele, Maria è Rainha por graça, por parentesco divino, por conquista, por singular eleição. E o seu reino é vasto como o de seu Filho e Deus, pois que de seu domínio nada se exclue» (ivi, p. 266, corsivo mio).

[26] «Na esperança de que os Nossos votos sejam favoravelmente acolhidos pelo Coração Immaculado de Maria e apressem  a hora do seu triunfo e do triunfo do Reino de Deus […], damos com todo o amor e carinho paterno a Bênção Apostólica» (ivi, p. 267).

[27] Cf Pius pp. xii, Ex officiosis litteris, Epistula, die 15 mensis januarii anno 1948, in AAS 40 (1948), pp. 106-108.

[28] Cf ivi, p. 107.

[29] Cf Pius pp. xii, Auspicia quædam, Epistula encyclica, die 1 mensis maii a. 1948, in AAS 40 (1948), pp. 169-172.

[30] Cf Pius pp. xii, Sacro vergente anno, Epistola apostolica, die 7 mensis Julii a. 1952, in AAS 44 (1952), pp. 505, 510-511 (505-511). Ecco il brano del testo con cui il Papa consacra la Russia al Cuore Immacolato: «Nos interea, ut Nostræ vestræque preces supplicationesque facilius exaudiantur, utque singulare erga vos benevolentiæ Nostræ præbeamus documentum, quemadmodum paucis ante annis universum hominum genus Immaculato Deiparæ Virginis Cordi consecravimus, ita in præsens cunctos Russiarum populos eidem Immaculato Cordi peculiarissimo modo dedicamus ac consecramus, fore omnino sperantes ut quæ Nos, quæ vos, quæ boni omnes veræ pacis, fraternæ concordiæ debitæque omnibus, imprimisque Ecclesiæ, libertatis vota facimus, ea, potentissimo suffragante Mariæ Virginis patrocinio, quam primum feliciter effecta dentur; ita quidem ut — vobis una Nobiscum cunctisque christianis gentibus comprecantibus — salutiferum Iesu Christi Regnum, quod est «Regnum veritatis et vitæ, Regnum sanctitatis et gratiæ, Regnum iustitiæ, amoris et pacis » ubique terrarum firmiter constabiliatur» (ivi, p. 511).

[31] Pius pp. xii, Au moment, nuntius radiophonicus, die 26 Julii mensis a. 1954, in AAS 46 (1954), p. 495 (495-498).

[32] Cf ivi, pp. 495-496.

[33] Cf ivi, p. 496.

[34] «Nunc nihil aliud reliqui est, ut vobis et inceptis vestris paterna caritate benedicamus, omnipotentis Dei invocata ope, Deiparæ Virginis, cuius hic sacer est annus, impetrato patrocinio, cuius nomen auribus, labiis, animis salutare est sicut cinnamomum et balsamum, sicut myrrha electa fundens vaporem suavis odoris, quia in purissimo eius Corde est omnis spes vitæ et virtutis» (Pius pp. xii, Quintegesimus vicesimus quintus, Allocutio, die 11 Septembris mensis a. 1954, in AAS 46 (1954), pp. 539-540 (536-540).

[35] Cf Pius pp. xii, Ad Cæli Reginam, Litt. Enc., die 11 mensis Octobris a. 1954, in AAS 46 (1954), p. 638  (625-640).

[36] Cf Pius pp. xii, Quién Nos pudiera, nuntius radiophonicus, die 12 Octobris mensis a. 1954, in AAS 46 (1954), pp. 680-683.

[37] Il Magistero mariano di Pio XII, p. 536. L’originale in spagnolo: «Ante vuestro trono, pues, oh Madre Santísima del Pilar […] Nos, como Padre común de la familia cristiana, como Vicario de Aquel, a quien fué dado todo poder en el cielo y en la tierra, a Vos, a Vuestro Corazón Immaculado confiamos, entregamos y consagramos no sólo toda esa immensa multitud ahì presente, sino también toda la nación española, para que vuestro amor y patrocinio acelere la hora del triunfo en todo el mundo del Reino de Dios y todas las generaciones humanas, pacificadas entre sí y con Dios, Os proclamen bienaventurada, entonando con Vos, de un polo al otro de la tierra, el eterno “Magnificat” de gloria, amor y gratitud al Corazon de Jesús, único refugio donde puedes hallarse la Verdad, la Vida y la Paz» (Pius pp. xii, Quién Nos pudiera, in AAS 46 (1954), p. 683).

[38] Pius pp. xii, Es esta la primera vez, nuntius radiophonicus, die 12 Octobris mensis a. 1954, in AAS 46 (1954), p. 685 (683-685).

[39] «Consecrate yourselves, your labors, your homes, your families and your country to Her Immaculate Heart. Let Her be the Queen of your hearts, Queen of Nigeria. By thus confiding, yourselves to Her care you will be securing Her all-efficacious advocacy in heaven and rendering to Her that tribute of gratitude which you owe» [Pius pp. xii, It is with a full heart, Epistula, 11 November 1954, in AAS 46 (1954), pp. 704-705 (702-705)].

[40] Cf Pius pp. xii, Arctis in rebus, Littera apostolica, die 10 mensis Decembris anno 1956, in AAS 49 (1957), p. 888 (888-889).

[41] Il Magistero mariano di Pio XII, pp. 638-639. Ecco l’originale nella lingua latina: «Quo vero ex cultu erga augustissimum Cor Iesu in christianam familiam, imo et in omne genus hominum copiosiora emolumenta fluant, curent christifideles, ut eidem cultus etiam erga Immaculatum Dei Genetricis Cor arcte copuletur. Cum enim ex Dei voluntate in humanæ Redemptionis peragendo opere Beatissima Virgo Maria cum Christo fuerit indivulse coniuncta, adeo ut ex Iesu Christi caritate eiusque cruciatibus cum amore doloribusque ipsius Matris intime consociatis sit nostra salus profecta, congruit omnino ut a christiano populo, quippe qui a Christo per Mariam divinam vitam sit adeptus, post debita erga Sacratissimum Cor Iesu exhibita obsequia, etiam Cordi amatissimo celesti Matris adiuncta pietatis, amoris grati expiantisque animi studia præstentur. Cui quidem sapientissimo suavissimoque Dei Providentis consilio omnino concinit memorandus ille consecrationi ritus, quo Ipsimet Ecclesiam sanctam itemque universum terrarum orbem Intaminato Cordi Beatæ Mariæ Virginis sollemniter dicavimus ac devovimus» [cf Pius pp. xii, Haurietis aquas, Litt. Enc., die 15 mensis Maii a. 1956, in AAS 48 (1956), p. 352 (309-353)].

[42] Cf le riflessioni di padre A. Messineo, S.J., Riflessioni sulla sinistra, in La Civiltà Cattolica 109 (1958) IV, pp. 3-13; Idem, La sinistra cristiana, La Civiltà Cattolica, 109 (1958) IV, pp. 354-364. P. Messineo afferma che i cristiani non hanno bisogno del frasario marxista o delle lotte social-comuniste per bollare il capitalismo (selvaggio) e promuovere le riforme sociali (cf ivi, p. 361).

[43] Cf (Anonimo), Laicità dello Stato e della Scuola, in La Civiltà Cattolica, 100 (1949) IV, pp. 635-636 (634-639).

[44] Cf padre R. Tucci, S.J., Gravità ed urgenza del pericolo comunista in Italia. I. Forze e progressi del P.C.I., in La Civiltà Cattolica, 111 (1960), IV, pp. 15-26; cf R. Tucci, Gravità ed urgenza del pericolo comunista in Italia. II. Forza e penetrazione del P.C.I. nel tessuto della società italiana, in La Civiltà Cattolica, 111 (1960), IV, pp. 129-147.

[45] Cf A. Oddone, S.J., Vampate di anticlericalismo, in La Civiltà Cattolica, 100 (1949) II, pp. 145-156. Circa le campagne di calunnie anticlericali orchestrate contro il Papa e contro la Chiesa, l’Autore sottolinea il «malvagio esempio», il «contributo acido e insidioso» velenoso, dato dall’allora capo del PCI, l’on. Palmiro Togliatti il quale – secondo la solita tattica dei comunisti – ha presentato Pio XII come «nemico della civiltà  e fautore di guerra» (cf ivi, p. 155). A proposito della lotta mossa al papa Pio XII: «Se il Papa di fronte a qualche grave avvenimento, crede opportuno tacere, si sofistica sopra il suo silenzio, lo si interpreta malamente, lo si chiama addirittura colpevole. Se invece parla, ecco i suoi nemici lanciarsi contro la sua parola, straziarla, mutilarla, fraintenderla, travisarla e stravolgerla con scempio della verità, della lealtà, del senso comune nonché del senso cristiano» (ivi, p. 152).

[46] Ivi, p. 151.

[47] Cf G. De Rosa, SJ, Le grandi manovre autunnali dell’on. Nenni, in La Civiltà Cattolica, 110 (1959) IV, pp. 65-71.

[48] Cf G. Caprile, SJ, Parole chiare su problemi d’oggi, in La Civiltà Cattolica, 110 (1959) IV, pp. 621-630.

[49] Cf Scottish Rite News Bulletin, n° 112, 20th May 1947, trad. in [Anonimo], Com’è giudicata in America la situazione italiana dal punto di vista massonico, in L’Acacia Massonica, [Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani], Anno I, n° 3-4, Ottobre 1947, Roma, pp. 70-71; cf Scottish Rite Bulletin Journal, n° 120, 20 September 1947, trad. in [Anonimo], Un giudizio massonico americano sul Ministero De Gasperi, in L’Acacia Massonica, Anno I, n° 5-6, Novembre 1947, Roma, pp. 120-121.

[50] Cf G. Mori, Saluto a Melvin M. Johnson, in L’Acacia Massonica, Anno VI, N° 4-5, Dicembre 1952, Roma, p. 82 (81-83).

[51] Cf G. Caprile, SJ, Perché la Chiesa condanna la Massoneria, in La Civiltà Cattolica, 110 (1959) I, pp. 597-598 (596-610). 

[52] Cf G. Caprile, SJ, La Massoneria città di Satana, lezione tenuta nella Sala Francescana di Cultura di San Damiano il 9 novembre 1958, Direzione della Sala Francescana di Cultura, Assisi – San Damiano 1961, pp. 12-19.

[53] G. Caprile, SJ, La massoneria di fronte alla persona e al messaggio di Gesù, in La Civiltà Cattolica, vol. 108 (1957) III, p. 476 (462-476).

[54] Cf G. Caprile, SJ, La massoneria contro la Chiesa, in La Civiltà Cattolica 108 (1957) IV, pp. 585-586 (575-588).

[55] Cf G. Caprile, SJ, I tre amori della Massoneria, in La Civiltà Cattolica, 109 (1958) II, pp. 133-148.

[56] Cf ivi, pp. 306-307. Le denominazioni Palazzo Giustiniani, Corso Rinascimento, Palazzo Gaetani citate nel brano, indicano Gruppi massonici. In effetti, nel 1981 scoppia il caso della “loggia coperta” P2 (GOI), tra le cui fila militavano molti uomini dell’allora Democrazia Cristiana (cf G. De Rosa, La Loggia massonica P2 e la crisi del Governo Forlani, in La Civiltà Cattolica 132 (1981) II, pp. 586-597).

[57] Cf Zília Osório de Castro, Maçonaria e Fátima, in C. A. Moreira Azevedo-L. Cristino (coordenadores), Enciclopédia de Fátima, Princípia Editora, S. João de Estoril (Portugal) 2007, p. 333 (332-334). Su attacchi massonici contro i pellegrinaggi, contro il clero e contro il luogo di Fatima: cf Luigi Gonzaga da Fonseca, Le meraviglie di Fatima. Apparizioni, culto miracoli, Edizione riveduta e aggiornata a cura di Joaquin Maria Alonso, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 199530, pp. 223-228.

[58] Cf Padre Francesco Colacelli, Come 48 anni fa – Editoriale, in Voce di Padre Pio, Mensile dei Frati Cappuccini della Provincia religiosa «Sant’Angelo e Padre Pio», Anno XXXVIII, n° 9 – settembre 2007, p. 3.

[59] Su questa linea: A. Langella, Maria nella teologia contemporanea: uno sguardo sintetico, in Idem (a cura di), Prospettive attuali di mariologia, Atti dell’Associazione mariologica interdisciplinare italiana (AMI), Roma, 11-12 novembre 2000, (Nuovi percorsi di mariologia, collana diretta da Alfonso Langella) Supplemento a Theotokos 1/2001, Edizioni Monfortane, Roma 2001, pp. 115-117, 121 (107-121).

[60] AAS 34 (1942), pp. 345-346.

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